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	<title>Sprivèri</title>
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	<description>Mediterranean Crafted</description>
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	<title>Sprivèri</title>
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		<title>La memoria delle mani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Vinciguerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:36:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura della Pesca Subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[Arbalete]]></category>
		<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Ötzi]]></category>
		<category><![CDATA[Pesca subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[Saper fare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ötzi ci ricorda un tempo in cui conoscere, costruire e riparare i propri strumenti faceva parte della vita quotidiana. Oggi il pescatore subacqueo conserva ancora, attraverso il rapporto con il mare e con la propria attrezzatura, una parte di quel sapere antico.</p>
<p>The post <a href="https://www.spriveri.it/la-memoria-delle-mani/">La memoria delle mani</a> first appeared on <a href="https://www.spriveri.it">Sprivèri</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel settembre del 1991, sulle Alpi, il ghiaccio restituì un uomo morto più di cinquemila anni prima. Lo chiameremo Ötzi, anche se naturalmente questo nome appartiene al nostro tempo. Il suo corpo, rimasto conservato per millenni, ci ha permesso di conoscere molto della sua vita, della sua salute e della sua alimentazione. Ma è soprattutto ciò che portava con sé a raccontarci qualcosa di sorprendentemente attuale.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/08/OTZI-394x1024.jpg" alt="" width="144" height="374" /></p>
<p>Ötzi aveva un arco, frecce, un pugnale, un&#8217;ascia di rame, strumenti per lavorare la selce, contenitori, abiti realizzati con pelli, pellicce e fibre vegetali. Molti dei suoi strumenti mostrano segni di usura, riaffilatura, riparazione e riutilizzo. Non sappiamo se fosse capace di costruire personalmente ogni cosa che possedeva — e sarebbe sbagliato trasformarlo in una sorta di superuomo della sopravvivenza — ma sappiamo che possedeva una competenza fondamentale:</p>
<p><strong>sapeva mantenere efficienti i propri strumenti e adattarli alle necessità della vita quotidiana</strong>. Ed è proprio questo il particolare che dovrebbe interessarci.</p>
<p>Perché, a cinquemila anni di distanza, la domanda che Ötzi ci pone non è tanto quanto fosse tecnologicamente avanzato.</p>
<p>È quanto sapesse ancora fare personalmente.</p>
<h2>Quando saper fare era parte della vita</h2>
<p>Per un uomo come Ötzi, la distanza tra sé e le cose era molto più breve di quella a cui siamo abituati.</p>
<p>Un coltello non era semplicemente un coltello.</p>
<p>Era una lama che poteva perdere il filo, rompersi, essere riaffilata e continuare a essere utilizzata.</p>
<p>Un abito non era semplicemente un indumento.</p>
<p>Era pelle, pelliccia, fibra, cuciture e lavoro. Se si rompeva, poteva essere riparato.</p>
<p>Un&#8217;asta non era un prodotto industriale sostituibile.</p>
<p>Era un oggetto che doveva essere mantenuto funzionante.</p>
<p>La materia non arrivava necessariamente nella forma finale in cui serviva.</p>
<p>Bisognava conoscerla, lavorarla, adattarla.</p>
<p>Questo non significa che ogni uomo dell&#8217;Età del Rame sapesse costruire tutto da solo. Esistevano già specializzazioni, scambi e reti di produzione. La stessa ascia di rame di Ötzi, il cui metallo proveniva da una zona dell&#8217;Italia settentrionale o centrale collegata a circuiti di scambio molto più ampi, ci ricorda che anche il suo mondo era fatto di relazioni e di competenze distribuite.</p>
<p>Ma molte delle competenze necessarie a utilizzare, mantenere e riparare gli oggetti facevano ancora parte della vita dell&#8217;individuo.</p>
<h2>Cinquemila anni dopo</h2>
<p>Immaginiamo ora il nostro rapporto con il mondo materiale.</p>
<p>Viviamo in una società nella quale, per la maggior parte del tempo, non abbiamo bisogno di sapere come nasce ciò che utilizziamo. Il cibo arriva sugli scaffali già prodotto e trasformato. Gli oggetti arrivano nelle nostre case già costruiti. Gli strumenti che utilizziamo sono il risultato finale di processi complessi, spesso distribuiti tra aziende, tecnici e specialisti che non incontreremo mai.</p>
<p>Se qualcosa si rompe, nella maggior parte dei casi non ci chiediamo più quale sia il modo migliore per riportarlo in vita. La domanda più naturale è spesso se valga la pena ripararlo oppure se sia più semplice sostituirlo.</p>
<p>Questo non è necessariamente un impoverimento, ma il risultato di una delle più grandi conquiste della civiltà: <strong>la specializzazione</strong>.</p>
<p>Abbiamo costruito un sistema nel quale non è necessario che ogni individuo sappia fare tutto, un sistema efficiente con qualche effetto collaterale.</p>
<p>Man mano che la società diventava più complessa, l&#8217;individuo ha potuto allontanarsi sempre di più dalla materia e dai processi necessari alla propria esistenza.</p>
<p>Non abbiamo necessariamente perso la tecnologia.</p>
<p>Abbiamo perso, in molti casi, <strong>la necessità personale di comprenderla e di saper intervenire su di essa</strong>.</p>
<p>E questa è una differenza enorme.</p>
<p>L&#8217;uomo moderno vive circondato da oggetti infinitamente più sofisticati di quelli di Ötzi, ma spesso non possiede nemmeno una piccola parte della competenza pratica necessaria per costruirli, mantenerli o ripararli.</p>
<p>Per Ötzi, nel suo mondo, la capacità di costruire e di mantenere in funzione ciò che possedeva poteva fare la differenza tra avere uno strumento utile e non averlo.</p>
<p>Noi, invece, possiamo permetterci di non sapere.</p>
<p>Ed è forse proprio questo il segno più evidente della distanza che abbiamo percorso.</p>
<h2>Il ritorno della necessità: l&#8217;esempio della pesca subacquea</h2>
<p>Esistono ancora persone che, pur vivendo completamente dentro la società moderna, scelgono volontariamente di mantenere un rapporto diretto con alcune delle attività fondamentali che hanno accompagnato la nostra specie per migliaia di anni.</p>
<p>Il pescatore subacqueo non è un uomo preistorico.</p>
<p>Indossa una muta moderna.</p>
<p>Utilizza materiali compositi.</p>
<p>Naviga con strumenti elettronici.</p>
<p>Utilizza acciaio, gomme, fibre, plastiche e tecnologie che Ötzi non avrebbe nemmeno potuto immaginare.</p>
<p>Eppure, sotto questa tecnologia, rimane qualcosa di estremamente antico.</p>
<p><strong>La caccia.</strong></p>
<p>Non come metafora.</p>
<p>Come rapporto diretto tra uomo, ambiente e preda.</p>
<p>Il pescatore entra in acqua.</p>
<p>Osserva, cerca, legge il comportamento degli animali e interpreta il fondale.</p>
<p>Conosce le stagioni, la luce, le correnti.</p>
<p>Impara a muoversi senza spaventare gli animali intorno a se.</p>
<p>Aspetta, sceglie il momento.</p>
<p>Colpisce, recupera e porta a casa un alimento che si è procurato personalmente.</p>
<p>In un mondo nel quale quasi tutto ciò che mangiamo arriva attraverso una lunga catena di produzione, trasformazione, trasporto e distribuzione, questa è una relazione sorprendentemente diretta con il cibo.</p>
<h2>La caccia è soltanto una parte</h2>
<p>La parte ancora più interessante, è quella che riguarda gli strumenti.</p>
<p>Perché il pescatore subacqueo moderno può costruire alcuni strumenti che utilizza o può comprare praticamente tutto.</p>
<p>Può comprare praticamente ogni componente della propria attrezzatura.</p>
<p>Esattamente come Ötzi, però, il punto è cosa sa fare l&#8217;utilizzatore degli strumenti.</p>
<p>E qui la pesca subacquea conserva una cultura particolare.</p>
<p>Il pescatore esperto conosce il proprio strumento.</p>
<p>Lo modifica, lo regola, lo consuma, lo ripara, lo adatta e migliora.</p>
<p>Una gomma può essere scelta e sostituita.</p>
<p>Un&#8217;ogiva può essere costruita.</p>
<p>Un&#8217;impiombatura può essere rifatta.</p>
<p>Un&#8217;asta può essere cambiata o adattata.</p>
<p>Un componente può essere sostituito prima che un problema diventi un pericolo.</p>
<p>Quando qualcosa si rompe, il pescatore esperto non vede semplicemente un oggetto guasto.</p>
<p>Vede <strong>un problema tecnico da risolvere</strong>.</p>
<h2>Conoscere uno strumento attraverso le mani</h2>
<p>C&#8217;è una forma di conoscenza che non si impara soltanto leggendo un manuale.</p>
<p>Si impara facendo.</p>
<p>È la conoscenza di chi ha smontato un oggetto.</p>
<p>Di chi lo ha rotto e poi riparato.</p>
<p>Di chi ha provato una configurazione e l&#8217;ha modificata.</p>
<p>Di chi ha costruito qualcosa che non funzionava e ha capito perché.</p>
<p>Di chi, dopo anni, riconosce un problema ancora prima che diventi evidente.</p>
<p>Il pescatore subacqueo finisce per conoscere il proprio arbalete, ad esempio, in questo modo.</p>
<p>È <strong>conoscenza incorporata nel gesto</strong>.</p>
<p>E forse è proprio questa una delle forme più antiche di conoscenza umana.</p>
<p>Prima ancora di essere scritta, la conoscenza è stata gesto.</p>
<p>Una mano che scheggia una pietra, che lega una fibra, che tende un arco, ripara una pelle, costruisce uno strumento.</p>
<p>Una mano che impara dalla materia.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/08/pescatore-subacqueo-manutenzione-arbalete.jpg-1024x683.jpg" alt="" width="900" height="600" /></p>
<h2>Pesca subacquea, custodi di una competenza antica</h2>
<p>Credo che il pescatore subacqueo possa essere considerato, almeno in parte, un moderno custode di alcune attività ataviche dell&#8217;essere umano.</p>
<p>Non perché sia più primitivo.</p>
<p>Non perché debba rinunciare alla tecnologia.</p>
<p>E nemmeno perché debba necessariamente costruirsi tutto da solo.</p>
<p>Ma perché conserva la possibilità di fare esperienza diretta di qualcosa che la società moderna ha quasi completamente delegato.</p>
<p><strong>Procurarsi il proprio cibo.</strong></p>
<p>Entrare nell&#8217;ambiente in cui quel cibo vive.</p>
<p>Interpretarlo.</p>
<p>Confrontarsi con un animale libero.</p>
<p>Utilizzare uno strumento per procurarselo e assumersi personalmente la responsabilità di quello strumento.</p>
<p>Questa relazione coinvolge contemporaneamente corpo, ambiente, tecnica, attenzione, esperienza e ingegno.</p>
<p>È difficile trovare molti altri momenti della vita contemporanea nei quali tutte queste cose siano ancora così strettamente unite.</p>
<h2>Non dobbiamo tornare indietro</h2>
<p>Naturalmente non abbiamo bisogno di diventare Ötzi.</p>
<p>La sua vita non era un paradiso di autosufficienza. Aveva problemi di salute, ferite, parassiti e difficoltà che noi oggi possiamo affrontare grazie a conoscenze mediche e tecnologiche straordinariamente superiori.</p>
<p>Non dobbiamo abbandonare l&#8217;industria o la medicina moderna.</p>
<p>Non dobbiamo costruirci da soli ogni oggetto che possediamo.</p>
<p>La specializzazione è una conquista, non un errore.</p>
<p>Il problema nasce soltanto quando la delega diventa <strong>incapacità assoluta di comprendere e intervenire</strong>.</p>
<p>Quando perdiamo completamente il rapporto tra la mano e la cosa che la mano utilizza.</p>
<p>Perché una civiltà può essere tecnologicamente avanzatissima e, allo stesso tempo, produrre individui sempre meno capaci di intervenire direttamente sul mondo materiale.</p>
<h2>Siamo ancora quegli uomini</h2>
<p>Sotto strati di tecnologia, specializzazione e comodità, <strong>siamo ancora gli stessi animali che hanno imparato a costruire strumenti, inseguire prede, leggere l&#8217;ambiente e risolvere problemi con le proprie mani</strong>.</p>
<p>Ötzi ci è arrivato dal ghiaccio con un piccolo insieme di oggetti consumati, utilizzati, riparati e adattati.</p>
<p>Il suo mondo era infinitamente più povero del nostro.</p>
<p>Eppure, guardando quelle cose, viene spontaneo chiedersi:</p>
<p><strong>quanto del sapere necessario a vivere siamo ancora capaci di portare nelle nostre mani, anziché delegarlo completamente al mondo che ci circonda?</strong></p>
<p>Forse non molto.</p>
<p>La pesca subacquea si conferma una delle poche attività moderne nelle quali un essere umano può ancora sperimentare, volontariamente e consapevolmente, una relazione diretta tra <strong>corpo, ambiente, preda e strumento</strong>.</p>
<p>Ogni volta che un pescatore subacqueo costruisce, modifica o ripara il proprio arbalete per tornare in mare, quella distanza si accorcia un poco.</p>
<p>E forse, in quel gesto apparentemente semplice, c&#8217;è qualcosa che vale la pena non dimenticare.</p><p>The post <a href="https://www.spriveri.it/la-memoria-delle-mani/">La memoria delle mani</a> first appeared on <a href="https://www.spriveri.it">Sprivèri</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Arbalète: La potenza della semplicità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Vinciguerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 23:02:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arbaletes]]></category>
		<category><![CDATA[Arbalete]]></category>
		<category><![CDATA[Cernia]]></category>
		<category><![CDATA[dentice]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[fucile]]></category>
		<category><![CDATA[Isola d'Elba]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo anno, qui all&#8217;Elba, ho avuto modo di far provare i miei arbalète a diversi pescatori, raccogliendo impressioni, sensazioni e soprattutto emozioni. Tra tutte, una delle ultime prove in particolare mi ha dato lo spunto per scrivere queste righe. Un pescatore abituato al bassofondo (spesso bassissimo!), con una buona esperienza del mare, ma che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo anno, qui all&#8217;Elba, ho avuto modo di far provare i miei arbalète a diversi pescatori, raccogliendo impressioni, sensazioni e soprattutto emozioni.</p>
<p>Tra tutte, una delle ultime prove in particolare mi ha dato lo spunto per scrivere queste righe.</p>
<p>Un pescatore abituato al bassofondo (spesso bassissimo!), con una buona esperienza del mare, ma che non aveva mai avuto tra le mani un fucile da pesca in legno. Nessuna abitudine, nessun riferimento precedente, nessun condizionamento legato a questo tipo di arma.</p>
<p>Gli ho affidato il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a>, è andato a pescare e, nella sua prima uscita, ha effettuato tre tiri.</p>
<p>Tre tiri, tre pesci.</p>
<p>Ma il risultato più interessante non è stato soltanto il numero delle catture, ma la sua reazione: era contento e allo stesso tempo incredulo per la naturalezza con cui aveva trovato immediatamente il feeling con il fucile.</p>
<h3>L&#8217;arbalète deve seguire il pescatore, non viceversa</h3>
<p>Esperienze come questa sono gli stimoli che mi hanno tenuto fedele a una ricerca continua: migliorare, attraverso il design, il funzionamento di modelli semplici e minimali.</p>
<p>Il pescatore non deve diventare qualcun altro per utilizzare uno strumento evoluto. Il vero valore di un progetto è riuscire a migliorare ciò che il pescatore dovrebbe già possedere: il proprio istinto.</p>
<p>La pesca in apnea nasce da gesti semplici e profondi: osservare il mare, interpretare il comportamento del pesce, scegliere il momento giusto e affidarsi alla propria sensibilità.</p>
<p>La tecnica e la progettazione non devono sostituire tutto questo, ma amplificarlo.</p>
<p>Un buon fucile non insegna al pescatore come pescare. Gli permette di esprimere meglio ciò che già dovrebbe saper fare: leggere il mare, interpretare il momento e affidarsi al proprio istinto.</p>
<h3>Due filosofie diverse: BroadWing e LongWing</h3>
<p>Nel mondo della pesca in apnea esistono fucili dalle prestazioni straordinarie, progettati per raggiungere livelli elevati di precisione e potenza. Sono strumenti capaci di regalare grandi soddisfazioni, ma che richiedono anche un rapporto personale con il pescatore.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">LongWing</a> nasce proprio con questa filosofia.</p>
<p>Con il suo fusto da 115 cm, è un arbalète pensato per chi cerca prestazioni elevate e una maggiore gittata. La sua caratteristica principale è l&#8217;incredibile rapporto tra leggerezza e potenza: un equilibrio che permette di ottenere prestazioni balistiche importanti mantenendo una grande agilità.</p>
<p>Ma proprio questa sua natura lo rende uno strumento estremamente raffinato.</p>
<p>Un arbalète così leggero e potente richiede sensibilità e tempo per essere conosciuto fino in fondo. Non perché sia difficile da utilizzare, ma perché la sua reattività e le sue prestazioni elevate permettono di raggiungere livelli molto alti quando si crea il giusto feeling.</p>
<p>Il pescatore deve imparare a percepirne la velocità, la risposta e il modo in cui accompagna il tiro.</p>
<p>Quando questo rapporto si crea, il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">LongWing</a> diventa uno strumento straordinario nelle mani di chi riesce a interpretarlo.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a> nasce invece da una ricerca diversa.</p>
<h3>La semplicità: risultato di una ricerca</h3>
<p>L&#8217;obiettivo era creare un arbalète capace di offrire grandi prestazioni, ma con una naturalezza di utilizzo immediata.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a> è un fucile che mette subito il pescatore a proprio agio. La sensazione è quella di avere tra le mani uno strumento già conosciuto, capace di accompagnare il gesto senza richiedere un lungo periodo di adattamento.</p>
<p>Il suo equilibrio, il brandeggio intuitivo e la gestione semplice permettono di concentrarsi sull&#8217;aspetto più importante: la pesca.</p>
<p>La semplicità, però, non significa banalità.</p>
<p>Al contrario, raggiungere una sensazione di naturalezza immediata è spesso il risultato di una grande ricerca progettuale.</p>
<p>Togliere ciò che è superfluo, eliminare ciò che crea distanza tra il pescatore e lo strumento, lasciare spazio al gesto naturale: questa è la vera difficoltà.</p>
<h3>Dal pesce bianco ai grandi incontri</h3>
<p>Con il suo fusto da 105 cm, il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a>, rappresenta una misura capace di affrontare moltissime situazioni di pesca: dalle uscite quotidiane alla ricerca del pesce bianco, fino agli incontri più impegnativi con prede importanti.</p>
<p>La sua forza è l&#8217;equilibrio.</p>
<figure id="attachment_3949" aria-describedby="caption-attachment-3949" style="width: 250px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.instagram.com/andrea_pescasub_elba/"><img decoding="async" class="wp-image-3949" title="Un bel Dentice di Andrea e il suo arbalète BroadWing" src="https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-138x300.jpg" alt="" width="250" height="542" srcset="https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-138x300.jpg 138w, https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-472x1024.jpg 472w, https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-768x1665.jpg 768w, https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-709x1536.jpg 709w, https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-945x2048.jpg 945w, https://www.spriveri.it/wp-content/uploads/2026/07/1785190869721-scaled.jpg 1181w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a><figcaption id="caption-attachment-3949" class="wp-caption-text">Andrea con un bel dentice e il suo BroadWing</figcaption></figure>
<p>È abbastanza potente per affrontare anche grandi prede, ma allo stesso tempo sufficientemente agile e intuitivo per essere utilizzato nella pesca di tutti i giorni.</p>
<p>Un fucile versatile non deve eccellere soltanto in una situazione specifica: deve essere un compagno affidabile, capace di adattarsi alle diverse condizioni che il mare propone.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a> nasce con questa idea: offrire al pescatore un arbalète pronto a rispondere in molte situazioni diverse, dalle catture quotidiane agli incontri più emozionanti.</p>
<h3>Due caratteri, due esigenze</h3>
<p>Il confronto con il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">LongWing</a> non deve essere visto come una competizione.</p>
<p>Sono due fucili diversi, nati da due interpretazioni differenti dello stesso modo di concepire uno strumento da pesca.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">LongWing</a> rappresenta la ricerca della massima leggerezza e della massima prestazione. La sua maggiore lunghezza e la sua capacità balistica lo rendono ideale per chi ricerca una maggiore gittata e vuole costruire un rapporto profondo con il proprio arbalète.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a>, con il suo fusto da 105 cm, sceglie invece una strada più universale.</p>
<p>Sacrifica qualcosa in termini di portata massima rispetto al fratello maggiore, ma offre una gestione più immediata, un brandeggio più intuitivo e una grande capacità di adattamento.</p>
<p>Dove il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">LongWing</a> premia il pescatore che riesce a trovare il feeling perfetto con uno strumento estremamente performante, il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a> cerca di offrire fin da subito quella naturalezza che permette al pescatore di esprimersi al meglio.</p>
<h3>La filosofia del BroadWing</h3>
<p>Progettare un arbalète potente è una sfida tecnica.</p>
<p>Progettare un arbalète potente che riesca a essere naturale nelle mani di moltissimi pescatori è una sfida ancora più grande.</p>
<p>Il <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/spearguns-serie-wing/">BroadWing</a> nasce proprio da questa ricerca: creare uno strumento capace di accompagnare il pescatore nelle uscite quotidiane così come negli incontri più emozionanti.</p>
<p>Non è il fucile con la gittata più estrema.</p>
<p>Non vuole esserlo.</p>
<p>È un arbalète che cerca il punto d&#8217;incontro tra progetto e istinto, tra prestazione e naturalezza.</p>
<p>Perché la vera evoluzione non è allontanarsi dal gesto semplice e antico della pesca in apnea.</p>
<p>È riuscire a renderlo più efficace.</p><p>The post <a href="https://www.spriveri.it/arbalete-la-potenza-della-semplicita/">Arbalète: La potenza della semplicità</a> first appeared on <a href="https://www.spriveri.it">Sprivèri</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Cambio vita, mi trasferisco all&#8217;Elba</title>
		<link>https://www.spriveri.it/cambio-vita-mi-trasferisco-all-elba/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Vinciguerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 10:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
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		<category><![CDATA[Isola d'Elba]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono trascorsi 7 anni e mezzo da quando ho abbandonato di nuovo il Mare della Sicilia, in cui ero tornato a immergermi da poco più di due anni. Mi ero ripromesso, quando ho salutato il mio Mare, che avrei “ibernato” la mia vita in attesa del ritorno: qualche anno di sacrificio in nome di una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono trascorsi 7 anni e mezzo da quando ho abbandonato di nuovo il Mare della Sicilia, in cui ero tornato a immergermi da poco più di due anni.</p>
<p>Mi ero ripromesso, quando ho salutato il mio Mare, che avrei “ibernato” la mia vita in attesa del ritorno: qualche anno di sacrificio in nome di una stabilità economica per dare forma a una situazione che mi permettesse di trascorrere sott’acqua più tempo possibile.</p>
<p>Sognavo una finestra su un moletto, il gommone ormeggiato da poter controllare a vista e abbastanza tempo libero per vivere l’alternarsi delle stagioni da sotto la superficie.</p>
<p>Purtroppo o per fortuna, i sogni non sono mai realizzabili alla lettera!</p>
<p>Le promesse fatte a me stesso di rimanere incorruttibile davanti allo spettro del “sogno padano” hanno poi lasciato spazio a diverse possibilità di superamento di alcune mie rigidità: da una serie di relazioni e contatti che mi hanno permesso di dar vita al progetto Sprivèri e gli arbalétes finora presentati in piena Pianura Padana, alla cosa più importante di tutte, che è stata la creazione, insieme alla mia compagna, di una incredibile famiglia.</p>
<p>Non più solo, abbiamo dovuto quindi riformulare insieme il piano di attacco per una vita di mare, decidendo di puntare verso l’Isola d’Elba!</p>
<p>Devo ammettere che non avrei mai immaginato di abitare su un’isola mediterranea tanto a Nord, abituato da sempre a un clima caldo e molto secco. Si vede che l’umidità della bassa padana mi ha segnato in qualche modo!</p>
<p>Inoltre, la prima volta che sono approdato a Portoferraio, a inizio novembre del 2019 in occasione del recentissimo trasferimento di Andrea Vaccari, ricordo di aver provato sensazioni molto contrastanti sul posto.</p>
<p>Tuttavia, tornato successivamente più volte a inizio e fine estate, l’isola ha iniziato a convincermi, nonostante le sue contraddizioni, complice qualche bella pescata.</p>
<p>In realtà, dal punto di vista venatorio subacqueo, negli ultimi anni pare essere divenuta una meta meno interessante di un tempo o di altre isole, seguendo un po&#8217; quello che è l’andamento catastrofico degli ecosistemi del Mediterraneo.</p>
<p>&#8211; I grossi dentici elbani, di cui leggevo e sentivo parlare sin da ragazzino, sono sempre meno e sempre più abissali.</p>
<p>&#8211; Gli stock di ricciole ormai sono stati irrimediabilmente (se continuiamo così!) decimati dalla pesca professionale e industriale.</p>
<p>&#8211; Rimane come dato positivo apprezzabile un aumento della cernia bruna che, tuttavia, difficilmente si trova di pezzature interessati sopra i 30 metri di profondità.</p>
<p>Come scrivevo sopra però, non è un trasferimento prettamente di pesca e difatti l’isola offre molti vantaggi (alcuni soggettivi) per quanto riguarda la qualità della vita e soprattutto la qualità dell’infanzia che si può offrire a dei bambini piccoli.</p>
<p>Crescere in un posto in cui si possa interagire attivamente e quotidianamente con elementi naturali importanti come il Mare o il bosco, arricchisce l’infanzia di un bambino di esperienze vere e sane indubbiamente più della monotonia della pianura e di passatempi artificiali in fantasmagoriche periferie residenziali.</p>
<p>A queste considerazioni si aggiunge comunque una discreta quantità e qualità di servizi per bambini e ragazzi, nonostante il limite logistico di trovarsi su un’isola.</p>
<p>Insomma, non vi voglio mica convincere a trasferirvi qui, che c’è già abbastanza concorrenza in acqua!</p>
<p>Per chi mi cerca, per assistenza agli amici che usano i miei arbalétes, per pescare insieme o per qualunque altra cosa, mi trovate all’Isola d’Elba, sicuramente per un bel po&#8217;…</p><p>The post <a href="https://www.spriveri.it/cambio-vita-mi-trasferisco-all-elba/">Cambio vita, mi trasferisco all’Elba</a> first appeared on <a href="https://www.spriveri.it">Sprivèri</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Un Coltello per il pescato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Vinciguerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 11:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arrotini]]></category>
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		<category><![CDATA[Sfilettare]]></category>
		<category><![CDATA[Silvano Collini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mio legame con la lavorazione e la cucina del pescato è molto profondo. Da bambino mi divertivo a giocare aiutando nella preparazione dei pescetti e dei polpi pescati a “strusciapanza” con oleopneumatico e fiocina da mio padre, oggi sfiletto e cucino prede ben più ambite a cui dedico cura e attenzione cercando di valorizzarne [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.spriveri.it/coltello-per-il-pescato/">Un Coltello per il pescato</a> first appeared on <a href="https://www.spriveri.it">Sprivèri</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio legame con la lavorazione e la cucina del pescato è molto profondo.<br />
Da bambino mi divertivo a giocare aiutando nella preparazione dei pescetti e dei polpi pescati a “strusciapanza” con oleopneumatico e fiocina da mio padre, oggi sfiletto e cucino prede ben più ambite a cui dedico cura e attenzione cercando di valorizzarne al massimo le parti.</p>
<p>Da qualche anno mi balenava in testa l&#8217;idea di disegnare un coltello congeniale all&#8217;operazione di “smontare” i pesci una volta puliti ed eventualmente frollati e dopo la scorsa estate mi sono ritrovato più di uno schizzo, realizzato a tempo perso disegnando i contorni dei coltelli che più utilizzavo e modificandoli immaginando di renderli più funzionali.</p>
<p>Così, in una mattina di febbraio, capito per caso sul sito web della <strong><a href="https://www.silvanocollini.com/" target="_blank" rel="noopener">Coltelleria Silvano Collini</a></strong>, arrotini e coltellinai di Bra dal 1929. Scrollo le pagine affascinato dalle linee dei loro coltelli e incuriosito decido di scrivergli.</p>
<p>Inizio uno scambio email con Alessia Collini ed immediatamente vengo catapultato nel loro mondo parlando di leghe di acciai specifiche per i vari utilizzi e contesti, di tipi di lavorazioni e della loro attività portata avanti per generazioni.</p>
<p>Quella stessa sera mi metto al computer e disegno la prima bozza di una lama mettendo insieme i miei schizzi di coltelli leggeri dallo stile occidentale realizzati negli anni con le forme dei classici Deba giapponesi.</p>
<p>I Collini spediscono prontamente il prototipo della lama e, una volta arrivato, dopo qualche giorno di aggiustamenti e revisioni tiro fuori il disegno definitivo da inviare ad Alessia.<br />
E&#8217; tutto pronto! Non mi resta che attendere che facciano il loro lavoro mentre inizio a pensare ai manici che ho deciso di realizzare io con le essenze dei miei arbalétes.</p>
<p>Lavorare il manico di un coltello da cucina se si ha un po&#8217; di dimestichezza con il legno può sembrare una cosa semplice e dalla riuscita scontata, ma se si vuole fare un lavoro ottimo per rendere onore a una bella lama, non è così.<br />
Dopo un paio di prove insoddisfacenti decido di chiedere consiglio al disponibilissimo Nicolò Collini.</p>
<p>Con le informazioni che mi servono mi metto a lavoro.</p>
<p>Il risultato è esattamente come l&#8217;avevo immaginato e adesso, non mi resta che fare una prova definitiva, ma questa ve la racconto la prossima volta.</p>
<p><strong><em>Buon Mare!</em></strong></p><p>The post <a href="https://www.spriveri.it/coltello-per-il-pescato/">Un Coltello per il pescato</a> first appeared on <a href="https://www.spriveri.it">Sprivèri</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Gittata utile in pesca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Vinciguerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 18:40:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arbaletes]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="3832" class="elementor elementor-3832" data-elementor-settings="{&quot;page_masthead_image_height&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;px&quot;,&quot;size&quot;:900,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_image_height_tablet&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;vh&quot;,&quot;size&quot;:70,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_image_height_mobile&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;vh&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_background_position_x&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;%&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_background_position_x_tablet&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;%&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_background_position_x_mobile&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;%&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_background_position_y&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;%&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_background_position_y_tablet&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;%&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]},&quot;page_masthead_background_position_y_mobile&quot;:{&quot;unit&quot;:&quot;%&quot;,&quot;size&quot;:50,&quot;sizes&quot;:[]}}">
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									<p>Per chi si è imbattuto sulle pagine di questo sito web dedicate ai modelli di arbalétes che ho sviluppato non sarà una novità la dicitura “gittata utile in pesca”. Un termine che ho adottato ormai come parametro nelle schede tecniche dei miei arbalétes, nelle chiacchiere con gli amici pescatori e che merita uno spazio tra gli articoli di questa sezione, considerato che di primo acchito potrebbe sembrare ai più diffidenti un dato inserito nelle tabelle con leggerezza, giusto per dare un numero alle prestazioni dei singoli fusti.<br />E&#8217; abitudine dei produttori di fucili subacquei proporre tra i dati prestazionali la gittata massima raggiungibile dall’asta.<br />Nella maggior parte dei casi, quando i dati sono più accurati, tali distanze vengono stabilite con tiri di prova su bersagli fissi. Il tester (spesso un “atleta sponsorizzato”) stabilisce la penetrazione minima accettabile della freccia nel bersaglio utilizzato ad una data distanza dalla punta del fucile per battezzare tale lunghezza come “gittata massima” dell’arma in questione.<br />Una valutazione che ritengo essere autoreferenziale e priva di affidabilità oggettiva, specie se trasmettiamo il dato “gittata massima” all’utilizzo effettivo in pesca del fucile.<br />La raccolta di questi dati in genere è un’esperienza del tutto empirica e priva di metodo, utile sicuramente a pubblicare un video a effetto su quanto più lontana arriva un’asta e quanto più affondo penetra in un bersaglio artificiale.<br />Per semplificare il mio ragionamento critico sulla gara a chi ha il tiro più lungo ho individuato due punti chiave.</p><h3>La balistica dell’asta</h3><p>L’analisi del moto della freccia dell’arbalète nei test di amatori, atleti e il grosso del panorama dei produttori è piuttosto grezza e affidata ad action cam convenzionali e metodi rudimentali.<br />120 frames/s sono davvero pochi per misurare e farsi un’idea di come procede un’asta nel suo moto e delle piccole influenti modificazioni che subisce dal momento in cui premiamo il grilletto al momento in cui si ferma dentro il bersaglio.<br />Lontani da misurazioni accurate con strumenti appropriati sostenuti dai giusti fondamenti di Fisica per analizzare la balistica dell’asta, ci si limita ad osservare l’esito di una serie di tiri.<br />Il punto è che il tiro di un fucile subacqueo è un fenomeno che non può essere apprezzato ad occhio nudo, sia per la velocità a cui avviene, sia per il condizionamento che subiamo nell’osservazione soggettiva di un fenomeno che solo apparentemente è di semplice e diretta comprensione.<br />A onor del vero si possono fare delle osservazioni empiriche leggermente più accurate e specifiche partendo dalla rosa dei centri sul bersaglio, utili a correggere l&#8217;equipaggiamento o l&#8217;assetto dell&#8217;arma.<br />Tuttavia preferisco dedicare un piccolo spazio a se a quest&#8217;argomento a mò di vademecum esperienziale per interpretare il tiro del proprio arbaléte.</p><p> </p><h3>Il materiale del bersaglio</h3><p>Se i testers più puntigliosi eseguono tiri su bersagli di poliuretano espanso rigido di 5/6 cm di spessore, altri furbetti pensano di impressionare i pescasub (e incredibilmente ci riescono!) insagolando puntualmente a distanze considerevoli, come se fosse un’impresa, spessori di pochi millimetri di materiali plastici.<br />Sebbene sia facilmente intuibile chi delle due specie di “collaudatori” agisca in buona fede, è più che lecito osservare che in ogni caso rimane una pratica poco veritiera per comprendere il tiro durante l&#8217;azione di caccia sulla preda in carne ed ossa.<br />A cosa mi serve sapere che un fucile proietti la propria asta a X metri penetrando di X cm un dato spessore di un materiale che poco ha a che vedere con la reale consistenza di una preda!?<br />Il corpo dei pesci ossei cui diamo la caccia, offre una varietà di densità tali che il successo o meno di un tiro a segno a volte può dipendere da un range di pochi centimetri (a volte anche millimetri!): zone con scaglie meno spesse si alternato a parti ossee più superficiali e dure; aree più facili e sicure da bucare su cui capita che rimbalzi l&#8217;asta se si ha un&#8217;angolazione sfavorevole o semplicemente se l&#8217;impatto avviene durante la contrazione muscolare nello scatto del pesce.<br />Se si stenta a concepire questo ragionamento basti pensare a tutte le volte in cui si è osservati increduli l&#8217;asta del proprio fucile da schiuma impattare sul cefalo senza bucarlo o ai rimbalzi incredibili su pesci “morti” sparati frontalmente che scattano al momento del tiro.</p><p> </p><h3>Ad ogni fucile il suo bersaglio vivente</h3><p>E&#8217; alla luce di questi due macro ragionamenti, su cui ci si potrebbe dilungare parecchio, che ho iniziato a usare la dicitura “gittata utile in pesca”, riferibile a un dato modello di arbalète con un dato allestimento in base alle prede consuete per quel fusto.<br />Se devo fornire un dato sulle prestazioni di un arbalète destinato ad effettuare tiri sui pesci non posso dichiarare la gittata limite dell&#8217;asta su un pezzo di plastica (altra cosa sarebbe uno studio balistico scientifico vero e proprio) ma è necessario tararsi sui pesci veri.<br />Ecco allora che la gittata utile in pesca del Kestrel sarà di 4 m se riferita all&#8217;utilizzo a cui è destinato concettualmente, cioè l&#8217;agguato e l&#8217;aspetto in fondali medio-bassi su prede tutto sommato modeste, mentre la gittata utile in pesca di un LongWing è riferibile a prede ben diverse e situazioni più estreme!<br />In conclusione, può apparire forzato fissare in una parola e un numero questi concetti nella colonna di una tabella, ma ho ritenuto opportuno, piuttosto che indicare la distanza massima raggiungibile dalla freccia su un bersaglio inanimato, dare una indicazione diretta al pescatore curioso su che gittata ha ogni modello e allestimento in situazioni reali, sperimentate singolarmente dal sottoscritto.</p><p><em>Buon Mare!</em></p>								</div>
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		<title>In Agguato con Arbaléte Sprivèri LongWing tra le Cernie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Vinciguerra]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 21:24:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Terzo ed ultimo episodio di Pesca Subacquea tra cernie dorate e brune. Anche stavolta il mio Sprivèri LongWing 115 mi accompagna negli agguati su una secca a largo delle coste siciliane. play_arrow</p>
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									Terzo ed ultimo episodio di Pesca Subacquea tra cernie dorate e brune.
Anche stavolta il mio Sprivèri <a href="https://www.spriveri.it/portfolio/serie-wing/">LongWing</a> 115 mi accompagna negli agguati su una secca a largo delle coste siciliane.								</div>
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