Andrea riduce la velocità osservando le sue mire a terra e ferma il suo Ulisse, un Marlin dei primi duemila.
Mi dà due indicazioni precise a proposito di un ciglio di granito profondo sotto cui si intanano un paio di cernie belle, la più piccola delle due stimata intorno agli 8 kg.
Mi ventilo ed eseguo il tuffo per cercare le rocce descrittemi..
Cado di fianco a una parete a circa 26 m, sono tranquillo e rilassato; decido di scendere e tentare un agguato lungo e silenzioso.
Dal punto esposto alla corrente verso il mare aperto mi separano almeno 15 m in orizzontale che percorro lentamente mantenendo la concentrazione. Ho una copertura perfetta anche se non so se effettivamente vedrò qualcosa.
Arrivo all’angolo e faccio appena capolino: una bella cernia sugli 8 kg mi guarda, 4 m avanti a me.
“Ho fatto un agguato da manuale! Beccata!”, penso in una frazione di secondo allungando il braccio per tirare.
Una scodata mi distrae. Eccola, maestosa, una bruna decisamente più grossa guadagna un ulteriore metro di distanza da me, si gira un attimo per guardarmi e riparte indietro tranquilla.
Cambio bersaglio! Il tiro con il mio BroadWing 105 è senza storia, buco il pescione a quasi 5 metri mentre va via lentamente. Riparto verso la superficie tirandola verso l’alto di qualche metro per staccarla dalle rocce. Sarebbe stato davvero difficile lavorarla dentro una di quelle tanone!
Mi attende Andrea che scende di una decina di metri per doppiarla.
È fatta.
Andrea osserva la cernia passata da parte a parte e mi guarda sospettoso. Poco prima della cattura aveva fatto ironia sull’allestimento del BroadWing sfottendo gli elastici da 14,5 mm small ID. “Elastici delle mutande su un fucile così!”
“Guarda che era davvero a 5 metri dal fucile!”, gli ripeto.
Alla fine pesca tutto il resto della settimana con il BroadWing e se lo tiene pure, innamorandosi proprio dell’allestimento e della piacevolezza nel tiro con questo fusto, micidiale nell’agguato!